Anteprime Tre Bicchieri Gambero Rosso 2016

Conto alla rovescia per la guida Vini d'Italia 2016 del Gambero Rosso. Si comincia con le anticipazioni del meglio di quanto sarà pubblicato sulla nuova guida. E si parta dal sud Italia. Noi di MOSTO avevamo già tra le nostre offerte alcune etichette dei nuovi "tre bicchieri".

Tre Bicchieri 2016 - SICILIA

Le degustazioni di quest'anno confermano lo stato di grazia dell'enologia siciliana e la sua vivacità, con lusinghieri risultati dei brand più affermati e di altre realtà, anche di piccole e medie dimensioni, che migliorano di anno in anno. Un fenomeno a parte, di cui con piacere diamo conto, è l'emergere di non poche cantine cooperative, ancora non molto note a critica e grande pubblico, che hanno presentato vini di tutto rispetto, dimostrando una visione qualitativa del prodotto fino a poco tempo fa impensata.

È crescente, poi, l'utilizzo della Doc Sicilia, capace di caratterizzare e rendere immediatamente distinguibili sui mercati internazionali le etichette dell'Isola. Insieme alle altre Doc, più o meno note, come il Faro. Clicca qui per vedere l'elenco dei Tre Bicchieri 2016

Tre Bicchieri 2016 - MARCHE

La qualità media è in crescita costante con il campione della regione, il Verdicchio dei Castelli di Jesi, che fa da traino per l'elenco (sempre più lungo) dei Tre Bicchieri. Facile con un millesimo come il 2013 che ha dato uve eccelse. Le aziende storiche le hanno trasformate in vini indimenticabili. Così la famiglia Sparapani, che ha bissato il premio dello scorso anno, e Leo Felici e la Tenuta di Tavignano, tra i più ispirati e costanti della denominazione, che conquistano l'ennesimo massimo riconoscimento. Ma c'è anche una new entry: il sorprendente Qudì di Roberto Venturi.

Cala il peso di Matelica sul primo posto del podio, ma il complesso è vitale e con una spiccata identità territoriale, con Belisario e Collestefano a rappresentare due interpretazioni opposte ma complementari.

Il Piceno cresce nella sua vocazione bianchista grazie al Pecorino di Offida, con due allori.

Sui rossi montepulciano e sangiovese, uniti nella denominazione Piceno, danno vita a tre grandi vini contemporanei, che uniscono piacevolezza, raffinata trama tannica e complessità. E torna al massimo riconoscimento anche Oasi degli Angeli con il maestoso Kupra. Raddoppia invece il maceratese con il Pollenza che punta sui vitigni internazionali, e La Murola con un elegante Montepulciano, interessante in quanto fuori dai terroir classici del vitigno. Clicca qui per vedere l'elenco dei Tre Bicchieri 2016

Tre Bicchieri 2016 - TRENTINO ALTO ADIGE

Poco più di 5000 ettari vitati e ben 27 Tre Bicchieri (17 bianchi, 9 rossi e un passito), circa uno per ogni 200 ettari a vigneto, più che in ogni altra zona d’Italia, con l’unica eccezione della Valle d’Aosta. I motivi? Suolo, mesoclima e vitigni tanto diversi tra loro (qui la vite si trova tra i 250 e i 1000 metri), ma anche e soprattutto il fattore umano. Dalle grandi famiglie del vino ai Kellermeister della cantine sociali: la sensibilità alla qualità è diffusa un po' ovunque.

Il risultato è, oggi, sotto gli occhi di tutti: un gran numero di etichette capaci di confrontarsi con il meglio della produzione nazionale e internazionale. La voglia di emergere anche all’estero è un altro punto saliente del percorso virtuoso degli altoatesini, e forse è per questo che stanno nascendo vini nuovi di altissimo profilo prodotti in tirature esigue. Poche bottiglie eccezionali che rappresentano la punta di un iceberg, composto dal centinaio di etichette paragonabili con il meglio dell’offerta internazionale. Clicca qui per vedere l'elenco dei Tre Bicchieri 2016

Tre Bicchieri 2016 - SARDEGNA

La 2014 è stata un’ottima annata in Sardegna. Il segnale arriva dalle zone bianchiste, ma alcune indicazioni giungono anche da territori più vocati per i rossi, con le etichette d’annata in uscita.

Andiamo per ordine: la Gallura offre una serie di vini di assoluto equilibrio, dosati di alcol, freschi e dai profumi che rispecchiano in pieno la zona di provenienza. Ma non c'è solo il nord est dell’Isola: alcuni Vermentino di Sardegna provenienti da vari territori riescono a essere tipici e affascinanti e non sfigurano se confrontati con quelli della Docg.

Oltre al Vermentino arrivano conferme dal Semidano di Mogoro, dal Nuragus di Cagliari, dalla Vernaccia di Oristano (anche grazie a tipologie di produzione diverse) e dai vitigni aromatici a bacca bianca, con la Malvasia di Bosa e il Nasco di Cagliari a far la differenza, sebbene siano sempre i soliti (pochi) produttori che credono in queste varietà.

Prestazione importante anche per i rossi, col Cannonau di Sardegna che si conferma un grande vino mediterraneo, sia in versione Riserva sia giovane. I più interessanti arrivano dalla Barbagia e dall’Ogliastra. Ma c'è bisogno di una profonda modifica al disciplinare che valorizzi tutti i territori del Cannonau in Sardegna. Buone notizie anche dal Sulcis, con i Carignano che garantiscono qualità e costanza, mentre sarebbe ideale avere delle indicazioni più precise dalle altre varietà a bacca rossa presenti sull’Isola (ma soprattutto dalle loro aree più vocate) come bovale, muristellu, cagnulari, nieddera o monica.

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Tre Bicchieri 2016 - LAZIO

Sono un paio d'anni che il Lazio del vino manda inequivocabili segnali positivi abbandonando finalmente qual livello medio che, per anni, non si è spinto oltre la sufficienza. Aziende piccole e grandi, nomi nuovi e realtà storiche propongono oggi etichette davvero interessanti. E se quello scorso è stato l'anno della viticoltura di Ponza e del grechetto nel Viterbese, quest’anno è il momento di Anzio e del bellone, che finora non riuscivano a esprimersi a un livello in grado di interessare un pubblico non strettamente locale.

Nonostante l'annata difficile il grechetto ha riservato comunque qualche bella sorpresa e la Tuscia si afferma come area di bianchi da dove arriva una delle aziende new entry dei Tre Bicchieri. L'altro nuovo vertice rappresenta un tassello importante al riposizionamento della denominazione Frascati ed è il frutto di un lavoro di 15 anni per realizzare un Frascati di alto livello.

Il bellone, come dicevamo, ha saputo esprimersi raggiungendo i vertici e un bel lavoro arriva che da aziende storiche della regione e anche dalla zona limitrofa di Roma, con la Tenuta di Fiorano. 

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Tre Bicchieri 2016 - PUGLIA

La Puglia si conferma in crescita nonostante qualche ombra legata all’annata 2014. Per quanto riguarda le note positive vanno sottolineati almeno due aspetti: quello economico e quello qualitativo. Il successo sui mercati, in particolare quelli esteri, continua senza rallentamenti. Due i brand vincenti: il Primitivo, ormai un passe-partout che suggella il successo di vini ricchi di frutto e toni speziati, freschi, non troppo tannici, raramente maturati in legno. L’altro è il magico nome Salento, sotto il cui ombrello troviamo tutta la produzione del Grande Salento, area più vasta rispetto a quella storica, che ingloba tutta la parte peninsulare della regione sotto direttrice Bari-Taranto, a prescindere dal vitigno e dalla zona di produzione. In questo contesto le Denominazioni di Origine, però, stanno perdendo importanza. Ma la crescita qualitativa è palpabile proprio nei territori delle denominazioni d’origine. Gioia del Colle e Manduria propongono vini competitivi nel panorama nazionale e internazionale, forti di una tipicità mediterranea che li rende unici.

Faticano le altre due denominazioni importanti della regione, Salice Salentino e Castel del Monte, la prima impegnata in una difficile ricostruzione del profilo del vino e del territorio; mentre la seconda è preda della confusione generata dalla sua stessa struttura e da quella legata all’uva più significativa del territorio, il nero di Troia, che stenta a trovare una vera identità. Le difficoltà riguardano la produzione di bianchi e rosati. In particolare questi ultimi, un comparto importante della vitivinicoltura pugliese, hanno sofferto l’annata 2014, con vini al di sotto della media degli scorsi anni.

In chiusura torniamo sulla questione delle bottiglie ultrapesanti, che molti produttori riservano ai loro vini di punta. È uno spreco e una pratica che va contro l’idea di un’agricoltura sostenibile, che non porta alcun beneficio. Clicca qui per vedere l'elenco dei Tre Bicchieri 2016

Tre Bicchieri 2016 - LOMBARDIA

Il quadro della Lombardia è complesso e ricco. In prima linea c'è lo spumante, 14 dei vini premiati provengono da Franciacorta e Oltrepò Pavese. La prima fa la parte del leone, anche per varietà di stili e di annate. Un tempo la zona era una roccaforte dello chardonnay, ma oggi molte delle cuvée più interessanti hanno per protagonista il pinot nero, in purezza o meno. È il caso delle Bollicine dell’Anno, lo spettacolare Vintage Collection Dosage Zèro Noir ’06 di Ca’ del Bosco, che festeggia il traguardo della quarta stella, ovvero i quaranta Tre Bicchieri in carriera.

L’Oltrepò Pavese è un territorio grande dove convivono diversi terroir, uve e tradizioni, dalla spensierata Bonarda ai rossi di struttura fino all'eccellente metodo classico. Su queste cuvée si sta creando la moderna identità della denominazione, che trova nel pinot nero il vitigno d’eccellenza, sia come spumante sia come vino rosso. Ma il territorio ha grandi potenzialità ancora inespresse.

La Lombardia però è molto altro ancora. La Valtellina con le sue vigne eroiche a ridosso delle Alpi ci regala cinque memorabili vini, il Lugana, che nonostante la difficile annata 2014, stacca la cedola dei Tre Bicchieri; ma tutta la zona merita un plauso per l’impegno e la crescita tecnica ed agronomica degli ultimi anni. Clicca qui per vedere l'elenco dei Tre Bicchieri 2016

Tre Bicchieri 2016 - VALLE D'AOSTA e BASILICATA

La Valle d’Aosta del vino offre uno dei panorami più affascinanti sotto il profilo dei paesaggi e delle varietà autoctone. Non troverete in nessun’altra regione d’Italia (e in pochissime nel mondo) vigne oltre i 1200 metri di quota. Nessun altro terroir può vantare una tradizione di viticoltura di montagna plurimillenaria come quella valdostana. Il fascino di questi vini antichi, vere sfide alla natura, ci ripaga anche dell’unico neo di questa bella storia, la difficoltà di reperimento legata all’esiguità di queste produzioni.

Quest’anno c'è una crescita, particolarmente sensibile tra quei produttori che cercano di esprimere le potenzialità di queste straordinarie vigne d’alta quota e dei vitigni autoctoni valdostani. E il risultato c'è: va alla Valle d’Aosta il premio speciale Dolce dell’Anno (una sfolgorante versione di Chambave Moscato Passito ’13, il Prieuré della Crotta di Vegneron) e il numero dei Tre Bicchieri sale a 6, massimo storico per la Valle. I tre bianchi sono dei classici, ma molte belle notizie vengono dai rossi. Massio premio per due straordinari rossi da vitigni internazionali che però qui hanno trovato un habitat interessantissimo, che gli permette di esprimere con eleganza i caratteri varietali senza rinunciare alla tipica impronta alpina. Buone prove anche da numerosi Fumin, Cornalin, Mayolet e Vuillermin, ma anche Nebbiolo.

Segnali più che positivi. I giovani stanno tornando a coltivare le vigne eroiche di montagna, determinati a raccontare storie enologiche sempre più fascinosamente locali, che non possono prescindere dallo straordinario patrimonio di esperienze della tradizione e dalla ricchezza di varietà autoctone.

 

La Basilicata è una delle terre più belle d’Italia e tra le meno conosciute. Due affacci sul mare, il massiccio del Vulture, Matera con i suoi Sassi, patrimonio mondiale Unesco e Capitale Europea della Cultura nel 2019. E uno dallo straordinario potenziale enologico.

Il grande vino della regione è l’Aglianico del Vulture, denominazione d’origine tutelata dal 1971, Docg con la tipologia Aglianico Superiore dal 2010. Il territorio è la parte settentrionale della provincia di Potenza, una fascia di quindici comuni che sale verso le pendici del Vulture, che arriva a 1327 di quota. Per una scelta dei viticoltori, le aziende debutteranno tutte insieme con l’uscita dell’Aglianico Superiore Riserva 2011 nella prossima edizione della Guida.

Quest’anno sono tre i Tre Bicchieri lucani, tre eccellenti versioni di Aglianico del Vulture, espressioni di tre diversi terroir di un’area dove quest’uva ha trovato un perfetto habitat da oltre duemila anni.

Certo, non è tutto rose e fiori in questo distretto. All’entusiasmo di una decina d’anni fa, è seguita una fase di ristagno. Pesano le produzioni di imbottigliatori che commercializzano a prezzi sensibilmente bassi, cosa che contrasta con l’immagine di alto profilo che il nuovo disciplinare della Docg sta contribuendo a costruire. È lecito aspettarsi di più dai produttori della Doc Matera, da quelli del Grottino di Roccanova e da quelli delle Terre dell’Alta Val d’Agri. La Basilicata può crescere ancora. Clicca qui per vedere l'elenco dei Tre Bicchieri 2016